Non
è semplice descrivere le fasi della lavorazione di un oggetto
in rame: spesso variano secondo l'oggetto che si deve creare
("creare" è il verbo che meglio si adatta alla produzione
artigianale).

Le
pentole in rame artigianali hanno caratteristiche
che nessun processo industriale può riprodurre.
In cucina le pentole in rame - come già detto in un'altra
sezione del sito - è la soluzione ideale, perché la cottura degli alimenti è eccellente e, di conseguenza, tutte le proprietà organolettiche sono mantenute inalterate.
Non tutte le pentole in rame
sono uguali.
La pentola in rame deve essere realizzata
partendo da una lastra di rame puro al 100% e stagnata alla
fiamma con stagno puro al 100%.
La creazione di un oggetto, composto da due metalli (rame
e stagno), richiede un lungo processo di lavorazione.
Vediamo come.
La battitura
In cucina ogni pentola in cucina svolge una precisa funzione.
Le varie forme sono il frutto di secoli e secoli di perfezionamenti.
Oggi, chi è ai fornelli, non è portato a pensare
che nel corso dei secoli, molti artigiani prima di noi hanno
contribuito a sviluppare quella forma che ormai sembra essere
immutabile.
Per
ottenere quella specifica forma
si parte da una lastra di rame.
La scelta dello spessore della lastra dipende dalla forma
che si vuole ottenere. Noi usiamo spessori non inferiori
a 18 decimi di millimetro.
Questo
spessore è ottimale per una cucina privata: ottima propagazione
del calore e peso contenuto.
Lamine di spessore inferiore non possono garantire buone
prestazioni.
La prima fase consiste nel dare un inizio
di curvatura alla lastra, martellandola a mano.
Per
farlo si riscalda e si cuoce per renderla duttile.
Quando comincia a raffreddarsi,
si scalda nuovamente e si riprende a battere.
Questa
fase dura dalle due alle quattro, o più ore,
dipende dalla forma e dalla grandezza dell'oggetto.
Quando
si scalda il rame, come ogni metallo, diventa più malleabile.
Se
però non si batte, il metallo resterà "cotto".
La
battitura, infatti, ridona consistenza alla lamina, facendo
sì che la forma definitiva "diventi quella iniziale".
Noi
ramai, nel nostro gergo, diciamo che
il rame "rincrudolisce"
viene, cioè, temperato.
Solo
così l'oggetto finito resterà inalterabile per sempre e,
soprattutto, durante l'ultima fase che consiste nella stagnatura
alla fiamma.
La stagnatura
Stagnare una pentola è un'arte.
Si lavora con le mani un oggetto portato alla temperatura
di 280° - 300° C, alla temperatura di fusione dello stagno
puro.
Solo le pentole battute a mano possono
sopportare questa temperatura senza deformarsi.
Per
questo le pentole industriali, tornite da lastre
più sottili di quelle lavorabili a mano
e non battute, non possono essere stagnate
alla fiamma.
Quasi sempre sono stagnate alla pasta (una
composizione a base di stagno che fonde a temperature molto
più basse) o, addirittura, con procedimento galvanico.
In entrambi i casi il rischio è che nell'uso domestico
la stagnatura degradi rapidamente, fino a sciogliersi del
tutto.
Inoltre, spesso queste paste contengono tracce di metalli
anche tossici: piombo e antimonio.
Con il procedimento galvanico ogni impurità di metallo
"meno nobile"
dello stagno viene trasferita prima di quest'ultimo.
Chi
ha ancora dei dubbi, provi a friggere
semplicemente delle uova in una padella
con stagnatura a pasta...
Le
finiture
Creata la forma, prima della stagnatura, si applicano i
manici, usando rivetti in rame ribattuti bene.
Si
pulisce l'interno della pentola, lo si sgrassa per prepararlo
alla stagnatura.
Dopo la stagnatura, si passa alla pulizia esterna con lucidatura
a spazzola o a mano, per valorizzare il colore naturale
del rame.